Story Contest: Racconti.

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    Story Contest: Racconti.

    Messaggio Da Red Apple il Dom Set 14, 2008 10:08 pm

    Apro questo topic dicendo che ci si dovrebbe iscrivere nel topic già aperto nella sezione Uffici Reali. In ogni caso chi posta qui può scrivere la sua storia. Leggete le regole mi raccomando nel topic che ho già postato.^^
    Ok. Poi quando qualcuno posterà non per forza dev'essere il racconto definitivo. Potrà modificarlo prima dello scadere della gara(che aggiornerò in seguito).
    ^^
    Se serve qualcosa contattatemi pure, qui o tramite MP.


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    Re: Story Contest: Racconti.

    Messaggio Da DarkAngel il Dom Set 14, 2008 10:12 pm

    U_U Ecco La mia storia, suggerisco a Reddy di aprire un topic anke per i commenti. Cmq...

    Storia della Diarchia

    C’era una volta nell’XI secolo un piccolo villaggio franco abitato da contadini. Si trovava in mezzo alla natura, vicino ad un bosco risparmiato dai primi disboscamenti e un piccolo corso d’acqua che garantiva la sopravvivenza dei cittadini.
    I contadini lavoravano tutto il giorno nei campi e insegnavano i trucchi del mestiere alla nuova generazione. Un ottimo esempio erano due giovani, figli di un vecchio e malato uomo che faceva di tutto per permettere a entrambi, Sertum e Boromir, tutto il necessario per crescere sani e forti.
    Aveva consegnato loro anche due spade, che venivano tramandate di generazione in generazione. Le usavano fin da quando sapevano camminare e ora i due, che avevano 17 anni, potevano dirsi esperti spadaccini.
    Un giorno i ragazzi si trovavano al tramonto ad allenarsi con le spade…
    “Ah, Boromir sono troppo forte, non hai speranze con me!”
    “Piantala fratello! Ti faccio vedere io!” disse cercando di colpire Sertum.
    “Ragazzi…” - la voce bassa e calma di un uomo irrompeva nel loro gioco – “Miei cari figlioli, non credete di essere troppo competitivi?”
    Boromir, il più basso, con capelli e occhi scuri, profondi e penetranti si fece avanti. “Padre” – strinse la mani all’impugnatura della spada – “Non vogliamo più soffrire le angherie e le ingiustizie del marchese, un giorno ci ribelleremo! Dovremo trovarci pronti. Voi avete tentato in passato di ribellarvi, non ci siete riuscito, ma non vi preoccupate, noi non falliremo”.
    Prese la parola il Sertum, ragazzo dall’aria seria con capelli biondi e occhi chiari tanto quanto il suo animo nobile “Promettiamo” – alzò al cielo la spada – “Che tutto questo un giorno finirà! E con queste spade noi metteremo fine alle ingiustizie e allo spargimento di sangue!”.
    “Figli miei, che Dio vi benedica, ora andiamo a cena, forse abbiamo un po’di pane”.
    Il giorno dopo tutta la cittadinanza fu chiamata nella piazza, era quel giorno del mese che tutti temevano, i rappresentanti del Marchese sarebbero arrivati a portare via la parte del raccolto spettante al Signore.
    Arrivarono in due a cavallo. Il primo iniziò immediatamente a parlare. “Allora contadini, forza, dateci quello che nostro Signore si aspetta, dov’è il raccolto?”
    Una donna si fece avanti. “Mio figlio è piccolo, ha fame, vi prego non prendeteci tutto, dobbiamo mangiare!”
    Subito un soldato di grande stazza la prese e la sbattè per terra “Donna, zitta! Tu devi stare in casa! Non ti permettere di parlarci così! Sfacciata!”
    Il soldato di prima continuò “Signori, aspettiamo la merce” – scese dal cavallo e si avvicinò ad un vecchio, il padre di Sertum e Boromir – “Cominciamo da te, dammi”
    “Mi spiace ma il raccolto non è sufficiente per soddisfare il Signore, vi prego di perdonarmi.”
    “Vecchio, è la quarta volta quest’anno” – prese la spada – “Non ci servi a nulla, puoi morire.”
    “Oh, no…” – due ragazzi, arrivati all’improvviso, aggredirono il soldato. “Lasciate stare nostro padre!”
    “Mocciosi, lasciatemi! Soldato!” – l’uomo alto e robusto li tenne fermi – “Bene ragazzi, e tutti voi stupidi contadini, osservate cosa succede a chi fa il furbo!” – prese la spada e con quella trafisse l’anziano.
    “PADRE!”
    L’uomo cadde a terra con un tonfo, non si muoveva e il sangue scendeva lentamente dalla sua bocca
    “Figli miei, fate… giustizia….” – Dopo questo, morì.
    Sertum e Boromir si liberarono dalle forti braccia che li tenevano immobilizzati e corsero verso le spade, posate a terra.
    “Voi” – puntarono le armi contro i soldati – “Ora morirete!”. Con gli occhi pieni di rabbia, rancore e odio saltarono addosso a quegli assassini. Cani di quel Marchese avido e ricco. Combatterono a colpi di spada, non erano mai stati tanto forti e motivati. Potevano morire in quel momento. Andava benissimo, ma quei diavoli sarebbero dovuti venire all’inferno con loro. Provarono ancora più disprezzo quando sentirono le spade trafiggere il corpo dei soldati, li colpirono più volte, presi da un sentimento cieco e profondo.
    “Vi odiamo” – continuavano a ripetere – “Morite cani!”.
    I due corpi caddero. Il sangue era dappertutto, gli occhi spalancati, trasmettevano tutto il dolore provato da quei colpi. Finalmente non parlavano più.
    Avevano vendicato il padre, ma ora erano dei criminali, si erano opposti al Marchese.
    Un uomo tra i cittadini disse “Signori, questi ragazzi ci hanno salvato, ora vi prego” – si avvicinò a loro e gli porse del pane – “Scappate e prendete questo poco cibo che ci rimane, prendete le spade e andatevene.”
    I giovani non poterono fare altro, presero il necessario e se ne andarono, ma non sarebbero scappati. No, sarebbero andati dal Marchese, dovevano fare giustizia.
    Dopo aver camminato molte ore i due decisero di accamparsi per la notte, era buoi ormai. Erano nel bosco e non era un bel posto perchè i ladri erano in allerta.
    “Fratello… forse dovremmo…”
    “Ah! AIUTO!!”
    “Ehi, Sertum, cosa è stato!?”
    “Le grida d’aiuto di una fanciulla, forza cerchiamola!” – si misero a correre nella direzione delle urla. Arrivati in prossimità di un piccolo corso d’acqua videro una giovane ragazza in preda a due uomini che cercavano di derubarla minacciandola con coltello.
    “Ehi, lasciatela stare!” disse Boromir.
    “Ehi, giovanotto, non è ora di stare a casa dalla mamma?”
    “Non ci provocate Signore, andatevene, altrimenti…” – Sertum estrasse la spada – “Ve la vedrete con me”.
    “Vi prego” – disse la ragazza – “Aiuto.”
    Boromir si lanciò verso la giovane, mentre Sertum combatté contro i briganti, che, fortunatamente, non si rivelarono degli avversari temibili.
    “Boromir, come sta la ragazza?”
    “Credo sia svenuta.”
    “Prendi la fanciulla, credo sia del villaggio dopo il bosco, portiamola lì”
    Boromir prese in braccio la giovane e si incamminò. Arrivarono in un insieme di piccole e vecchie capanne, circondate da campi.
    “Ecco” – disse Sertum indicando il paesino – “Credo abiti qui, portiamola ad una locanda, sapranno aiutarci”. I due entrarono in un piccolo edificio, buio e probabilmente poco igienico a sentire l’odore nell’aria.
    “Ehi, c’è qualcuno!?”
    “Si…” – una signora comparve da una piccola porta infondo alla casa – “Oh!” – vide la ragazza – “Piccola, cosa ti è successo!?”
    “Crediamo sia svenuta signora, è stata attaccata da due briganti”-
    “Oh, grazie figlioli… è scappata oggi, dopo che… che suo padre e sua madre sono stati uccisi dai mandanti del Marchese”.
    “La conoscete? Dove vive?”
    “Io sono sua zia, piacere giovanotti. D’ora in poi abiterà qui. I suoi genitori avevano un allevamento di cavalli, ora non so che farne di quei quattro che sono rimasti in vita dopo la strage di alcuni lupi che hanno ucciso tutto il bestiame” – si rivolse alla porta – “Figlio mio, vieni!”.
    Dall’ingresso comparve un ragazzo, doveva avere circa 15 anni, aveva occhi e capelli scuri, uno sguardo sincero e sereno che però faceva intravedere la stanchezza del lavoro appena finito, forse all’allevamento.
    “Si, madre.”
    “Loro sono Sertum e Boromir “ – disse indicando i ragazzi – “Hanno trovato tua cugina Angel nel bosco.”
    “Vi ringrazio, piacere, io sono Red” – si avvicinò a Boromir e prese tra le sue braccia la giovane – “Grazie davvero, mia cugina è una gran pasticciona, poteva finire male.” – si rivolse alla madre – “La porto nella sua stanza”.
    “Ragazzi, sarete stanchi, riposatevi qui.”
    “Vi ringraziamo di tutto cuore signora”.
    La mattina dopo tutti si trovarono nella stanza adibita a cucina. Era abbastanza spoglia e la piccola finestra faceva entrare un minima quantità di luce.
    Angel era una ragazza con capelli castani e occhi azzurri, aveva però dei lividi lungo le braccia, che Sertum notò con interesse.
    “Non guardatemi così. Questi sono i risultati delle botte di quei mascalzoni che ieri hanno ucciso i miei genitori. Hanno cercato di mandare all’inferno anche me dopo, ma sono scappata”.
    “Ci spiace Lady che le sia successo questo.”
    “Non preoccupatevi, a proposito, piacere, mi chiamo Angel, ho 16 anni” - dicendo questo allungò le mani verso i ragazzi, che uno dopo l’altro la strinsero in segno d’amicizia – “Come mai siete capitati da queste parti?”.
    I due fratelli chinarono il capo, si guardarono come per cercare di capire cosa fare usando solo lo sguardo. Annuirono e iniziarono a raccontare tutto.
    Alla fine la giovane prese parola. “E’ terribile” – si asciugò una lacrima – “Mi spiace per voi. Ma abbiamo un interesse comune, vendicarci del Marchese, vi prego, portatemi con voi!”
    Red sbattè i pugni sul tavolo alzandosi in piedi “Ma sei sciocca!? Sei una ragazza! Oltretutto non dovresti affrontare una avventura tanto pericolosa!”
    “Non mi interessa cugino”.
    “Testarda. Ok, allora verrò anche io, così potrò proteggerti”.
    Angel sorrise “Grazie”.
    Boromir rise “Bene ragazzi. Partiamo?”
    “Certo!” – disse la giovane – “Che ne dite di un viaggio a cavallo.”
    “grande idea!” urlò Sertum.
    “Bene, voi due usate le spade giusto? Io e Red maneggiamo discretamente l’arco. Potremmo servire per colpire nemici più lontano quindi...” – uscì dalla porta – “Seguitemi, i cavalli ci aspettano”.
    Il gruppo poco dopo stava già cavalcando per i campi. I due fratelli avevano due cavali neri, Red uno marrone e Angel bianco. Sembravano degli amici in gita, ridevano e scherzavano, ma nel loro cuore era annidato un sentimento d’odio, che cresceva sempre più. Mancava poco alla meta. Il castello del Signore era a 5/6 Kilometri da loro. Da una collina in prossimità del castello videro due guardie all’entrate e altre due sulle torri.
    Red prese l’arco. “Cugina, ce la puoi fare?”
    “Che domande! Certo cugino, sono la migliore.” – anche lei estrasse l’arma – “Cerca tu di non sbagliare”.
    “Sfacciata” disse sotto voce Red mentre prese la mira. Le due frecce vennero scoccate, velocemente arrivarono al cuore dei due soldati sulle torri.
    “Ora gli altri due cani” Presero un’altra freccia e i due ebbero la stessa sorte dei compagni.
    Sertum e Boromir partirono subito al galoppo e con le spade si fecero strada tra gli arbusti. Il ponte levatoio era abbassato, ed entrarono. Scesero dal cavallo.
    “Boromir” – disse Sertum avanzando lentamente – “Piano, non avere fretta. Se ci vedono e lanciano l’allarme siamo nei guai.”
    “Lo so fratello.”
    Dopo aver superato dei lunghi corridoi senza incontrare nessuno arrivarono ad una grande porta sorvegliata. “Credo si trovi lì il Marchese.”
    La guardia si accorse delle due ombre “Ehi, chi è là!?”
    “La vostra morte!” – disse Boromir estraendo la spada e correndo verso le due guardie.
    Il ragazzo si difese bene, ma i due soldati erano addestrati. Boromir con una finta riuscì a trafiggere il primo cavaliere, il secondo ne approfittò di quel momento di distrazione e lo colpì al braccio.
    “Ah, maledetto” non si perse d’animo e riuscì a colpire anche l’ultima guardia.
    Sertum ne aveva approfittato ed era entrato nella stanza. Boromir lo seguì.
    La stanza era ricca, piena di luce e ben decorata. Un uomo, sui trent’anni, stava comodamente seduto su una poltrona, sorseggiando del vino, probabilmente rubato a qualche povero cittadino.
    Sertum gli puntò la lama della spada alla base del collo. “Marchese, io vi ucciderò”
    “Giovane” – disse senza smettere di bere – “Non sei il primo che è convinto di questo. Guardie?”
    Altre due guardie entrarono dalla porta, avevano bloccato Boromir che non riusciva a liberarsi malgrado si divincolasse.
    “Uccidimi, e tuo fratello verrà con me”.
    Sertum era in preda a una grande esitazione. Che fare? Lanciò uno sguardo al fratello. Era deciso, forse accettava già il suo destino. Guardò il Marchese. Abbassò la spada e la fece cadere.
    “Mi arrendo Signore.”
    “Bene ragazzo.”
    Ad un tratto però un tonfo distasse i due, che si girarono. Le due guardie giacevano a terra, con due frecce conficcate nella schiena. Red e Angel erano alla porta.
    “Ci aspettavate? Scusate il ritardo, ma abbiamo incrociato un po’ di guardie, stanno tutte facendo un pisolino, giusto Red?”.
    “Certo cugina, dobbiamo ringraziare la mia mira!”
    “Continua a sognare cugino”.
    Intanto Boromir prese la spada del fratello a terra e gliela lanciò “Non dobbiamo finire un lavoro fratello?”
    Il marchese era senza parole. “Voi… piccoli traditori...non l’avrete vinta.”
    “Ma noi abbiamo già vinto” dicendo questo Sertum puntò la spada al cuore dell’uomo.
    “Sertum” – disse Red – “Cosa aspetti?”.
    “Fratello? Forza!”
    “Scusate, ma se lo uccido, sarò migliore di lui?”. Silenzio. “Non ti ucciderò, soffrirai come la povera gente. Finche vivrai, starai in cella”.
    “Fratello di ammiro.” – Boromir prese il marchese – “Sei un cane fortunato”.
    Angel e Red osservarono i due amici, erano stati degli eroi. Si inchinarono.
    “Angel, Red cosa fate?”
    “Voi siete stati due giovani coraggiosi e valorosi. Vi prego, prendete le redini di questo paese e fate giustizia.”
    Sertum e Boromir non seppero cosa dire.
    “Noi pensiamo che Red e Angel abbiano ragione” – alla porta comparvero tutti gli abitanti dei villaggi vicini, che avevano saputo del viaggio dei giovani - “Inchinatevi a vostri Re!”
    Tutti si inginocchiarono.
    “Vi prego, rendete il nostro un paese migliore” dissero in coro.
    “Accettiamo.” - disse Sertum – “Angel, Red, vi prego, aiutateci.”
    “In che modo Signore?”
    “Red affiancaci in tutte le nostre scelte come ministro. E tu Angel, controlla che le nostri leggi siano rispettate.”
    I due giovani si guardarono. “Grazie, accettiamo.”
    Un urlo di gioia arrivò dai cittadini – “Viva i Re!”.
    Anni dopo questa terra divenne una delle più importanti e potenti del mondo. I cittadini erano rispettati e le leggi giuste. Questa era, è e rimarrà conosciuta come la vera storia della Diarchia di Xiphos.



    Nb: mi scuso se non ho menzionato altri utenti, ma la cosa era impossibile. xD
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    Re: Story Contest: Racconti.

    Messaggio Da Red Apple il Lun Set 15, 2008 2:04 pm

    The New Kingdom:
    la Diarchia di Xiphos.
    - Ehi. Avete sentito? Vogliono attaccare il castello.
    - Che? E per quale motivo? Siamo in periodo di guerra, adesso, no? E il re sta facendo di tutto per proteggere le tribù!
    - Appunto. Vogliono approfittarne.
    - Mah… Affari loro. Tanto a noi che ce frega?
    - Sì, infatti. Se la devono sbrigare loro.
    - …
    *
    - Attaccare il re, per poter guadagnare potere? Ma è una follia. Perché dover attentare la vita del re? E poi in questi tempi?
    - Dobbiamo avvertirlo.
    - Faremo in tempo?
    - Dobbiamo fare in tempo.
    - Ai cavalli.
    *
    - E come faremo a impedire di aggredire il castello?
    - È proprio questo il problema. Sono centinaia di uomini.
    - Dannazione. E adesso?
    - Beh, non credete che basterebbe avere un potere che valga quanto cento uomini?
    - Chi sei?
    - Un aiuto.
    *
    Ishramit attraversò mucchio di corridoi sconosciuti, aprì, cauto, un’infinità di porte che arrivavano su stanza di tutrici, dame, ministri e consiglieri.
    Ma poi arrivò alla sua destinazione.
    Aprì una porta, senza chiedere il permesso, e quando v’intravide la figura d’un uomo poggiato su una sedia, entrò.
    - Re?
    *
    Avevano percorso moltissimi chilometri, in pochissimo tempo. I cavalli erano stremati. Il castello, ancora in lontananza, era immerso nella luce delle stelle.
    - Ci fermiamo? - propose a quel punto Sertum.
    - Io direi di sì. Tu che ne dici Massimo? – chiese Angel al loro compagno.
    - Va bene. Proseguiremo più tardi.
    Si fermarono a fare una sosta, vicino al fiume, che avevano seguito, come strada, per arrivare al castello. I cavalli poterono abbeverarsi, e anche loro. Poi, presero un po’ del cibo che si erano portati per affrontare il viaggio e iniziarono a discutere.
    *
    - Dici che c’è da fidarsi?
    - Mah, non so. Però ormai è troppo tardi, non credi, Boromir? - rispose Freheit.
    Continuarono a camminare in silenzio, nel bosco. Giunti al castello avrebbero dovuto proteggere assieme alle guardie il castello. Quell’individuo aveva detto che Freheit, era in grado. Adesso era pronto.
    “ – Per cosa?
    - Uccidere. ”


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    Re: Story Contest: Racconti.

    Messaggio Da Red Apple il Lun Set 15, 2008 2:05 pm

    *
    - Vogliono assaltare il castello?
    Ishramit restò ad occhi bassi.
    - Grazie. – disse il re, ancora concentrato sul suo lavoro. Su un tavolo aveva un mucchio di fogli, e con una lanterna illuminava i progetti di difesa, e contrattacco.
    - E di cosa? – chiese Ishramit, preso alla sprovvista.
    - Di avermi avvertito. – rispose.
    - Beh, dovere.
    - Va’ a dormire adesso Ishramit – gli consigliò il re, appuntando una nota.
    - No.
    - Cosa?
    - Credo quel piano sia sbagliato…
    *
    Si alzarono che l’alba non era ancora accennata.
    Arrivarono in fretta al castello, e, quando la mattina fu annunciata, loro si trovarono di fronte al ponte levatoio.
    Ponte levatoio.
    Non avevano pensato che sarebbe stato un problema attraversarlo. A nuoto non se ne parlava, visto che la leggenda tramandava del guardiano del fiume, l’imponente drago.
    - Massimo – entrambi si rivolsero a lui, lo stratega del gruppo – Sai, vero, come eludere questo piccolo problema, vero?
    - Alla faccia del piccolo. – sbuffò lui guardando il ponte, riflettendo su un piano.
    - Arriva qualcuno – avvertì Sertum.
    - M’è venuta un’idea – rispose Massimo, illuminato – Nascondiamoci dietro quella roccia.
    *
    Boromir e Freheit giunsero al castello.
    Freheit guardò preoccupato il compagno, sperando in una sua idea. Ma capì presto che non ne aveva.
    - E adesso?
    Boromir si voltò verso l’amico.
    - Non lo so…
    *
    Il re aveva saputo che il ragazzino eccelleva nell’arte della guerra, ma non credeva certo in questo modo. Effettivamente si poteva definire molto più intelligente e scaltro di molti dei suoi strateghi scelti tra l’elite dell’elite.
    - Ehi, Ishramit.
    Il ragazzo alzò lo sguardo dai fogli, un po’ imbarazzato.
    - Giusto. Non dovrei impicciarmi de…
    - Vorresti aiutarmi in questa guerra contro i ribelli?
    Un sorriso a trentadue denti illuminò il volto di Ishramit.
    *
    - Il piano quale sarebbe? – chiese Angel.
    - Mi sa che è fallito.
    - Cioè?
    - Speravo di poter sfruttare quei soldati per riuscire a entrare. Angel, tu l’avresti feriti con le frecce e poi saremo passati prima che alzassero nuovamente il ponte.
    - Ma non sembra che siano di dentro, vero? – continuò Sertum.
    - Allora magari sono dalla nostra parte. – disse Angel. – Andiamo.
    - E se…
    Ma lei s’era già incamminata.
    I due si guardarono in faccia e la seguirono. Non potevano, non volevano lasciarla sola.
    *
    - Ehi, voi!!
    I due si voltarono.
    Boromir e Freheit, videro una ragazza avvicinarsi, seguita da due ragazzi, che correvano dietro di lei.
    - Chi siete? Che volete? – si misero subito in guardia i ragazzi.
    - Sapete niente della rivolta progettata contro il castello?
    - E voi da che parte siete? – insistettero sulla difensiva i due.
    - Suppongo sia un sì. Siamo dalla parte del re. Voi? – chiese Sertum.
    - Beh, noi siamo qui per avvertire il re. Piacere Freheit. – strinse la mano a tutti che a loro volta si presentarono.
    Poi fu la volta di Boromir, che, come Freheit strinse la mano a tutti.
    - Perciò anche voi volete entrare? – chiese Sertum.
    - Già. – rispose Boromir. – Però avrai notato il problema…
    - Appunto. Serve un miracolo.
    E il miracolo scese dal cielo, velocemente, e in meno di cinque secondi il ponte levatoio si fu abbassato del tutto. Un ragazzino sulla soglia li incitava a entrare.


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    Re: Story Contest: Racconti.

    Messaggio Da Red Apple il Lun Set 15, 2008 2:05 pm

    *
    - Credi che funzionerà?
    Il re guardava il ragazzino negli occhi.
    - Tutta la mia fiducia è in questo piano.
    Il re tornò a sedersi.
    - Avverti i soldati.
    Ishramit sorrise, ringraziò ed uscì. Sulla soglia della porta, però, lo richiamo.
    - Sì? – chiese il ragazzo al re.
    - Vuoi venire a combattere in prima linea con i miei soldati e con me?
    *
    - Ma secondo voi chi è…?
    - E che te ne frega? – rispose Freheit, correndo.
    - Se fosse una trappola… - ipotizzò Angel.
    - Lo uccideremo. – concluse Massimo.
    Raggiunsero il portone e si fermarono. Il ragazzo li guardò come se fossero matti.
    - Che aspettate?
    - Che ci dici chi sei? – rispose a tono Boromir, puntandogli la spada alla gola, pessimista come Angel.
    - E che ve ne frega? – sbottò lui con la stessa risposta del loro compagno.
    - Visto? Andiamo! – li incitò il ragazzino.
    - Ma scusate perché ci farebbe passare se non è una trappola? – chiese Sertum ai loro compagni un po’ insospettito anche lui, adesso.
    - Perché state dalla mia, no? – rispose lui come se fosse una cosa logica.
    - E te che ne sai? – chiese Boromir.
    - Dei nemici arriverebbero più attrezzati.
    Questo però dovevano ammetterlo.
    Si guardarono in viso.
    - Grazie – qualcuno sbuffò.
    - Dai ringrazierete dopo, or…
    Ma si interruppe. Gli occhi stravolti, la bocca aperta, senza che ne uscisse parola.
    Poi cadde a terra, mostrando la freccia che l’aveva ferito.
    *
    - Ma lei non deve andare a combattere. – insisté Ishramit.
    - Guarda che non sono ancora vecchio. – sorrise lui.
    - Ma…
    Qualcuno interruppe la loro conversazione. Un soldato si affacciò.
    - Mi scusi, ma è arrivato un gruppetto, credo di bellicosi. Cosa dobbiamo fare?
    - Vengo subito.
    Appena il soldato lasciò la sala dette l’ordine a Ishramit di aspettare lì.
    - Li sistemo e torno.
    Ishramit a malincuore restò fermo dov’era a guardare dalla finestra, il piccolo gruppo di nemici, e l’armata del re, arrivare, con lui in prima fila.
    *
    - Cosa facciamo? – chiese Angel.
    Ma era troppo tardi. Cento frecce vennero scagliate in quel momento, e cento frecce finirono bruciate prima di arrivare all’obiettivo.
    - Che…?
    Boromir e Freheit si guardarono preoccupati. Ma subito lo sguardo di quest’ultimo vagò sulle sue mani, che stavano diventando rosse.
    - Allontanatevi…
    - No. Non… - esordì Boromir.
    - Sono stato io, non lo capisci? È questo il mio potere… Uccidere… Bruciare…
    Boromir, fu portato dietro una torre dal resto del gruppo. Non voleva guardare, ma lo fece. Restò con gli occhi puntati sul ragazzo, finché tutto non si fece rosso, tra fiamme e sangue.
    *
    Ishramit corse verso il luogo distrutto.
    Del re restava solo brandelli di carne, sangue e ricordi.
    Boromir e Sertum si avvicinarono al ragazzo.
    - Ci dispiace. Non volevamo che succedesse questo…
    Gli spiegarono tutto. Ishramit, con le lacrime agli occhi alzò lo sguardo.
    -Aiutateci. Aiutateci a sconfiggere… I ribelli. Con quel potere…
    - No! – Boromir non lo fece finire di parlare. – È ancora sconvolto non possiamo.
    - Dobbiamo trovare un altro metodo.
    - Ma quale…? – chiese Freheit, giunto lì. – Credo che alla fin fine questo sia il solo modo di…
    - Ne troveremo un altro. Dobbiamo trovarne un altro.
    Raggiunsero Angel e Massimo che guardavano tristemente i corpi in cenere dei soldati, delle guardie, del ragazzo che li aveva aiutati ad entrare, e quelli degli arcieri.
    - Ehi, Massimo. Dobbiamo trovare un piano.
    - Ma come facciamo?
    - Io avrei un’idea. - rispose Ishramit - Ma è rischiosa.
    - Tentiamo.
    Ognuno si appostò al proprio posto. Boromir e Sertum in prima linea, e in secondo piano si fecero avanti gli altri tre ragazzi.
    Mentre Angel, su una torre puntava qualunque ribelle si avvicinasse. Erano troppi, e i ragazzi, per quanto fossero abili non ce la facevano a contrastarli.
    Fu a quel punto che arrivarono i rinforzi. Gli abitanti, del villaggio si fecero avanti. Donne e bambini, con rastrelli e scope, gli uomini più giovani avanzarono con le spade, e gli adolescenti aggredirono da dietro con coltelli i traditori.
    In men che non si dica i ribelli rimanenti si ritirarono, mentre il resto fu ucciso.
    A quel punto però le armate erano state devastate, e quasi tutti gli uomini si offrirono, per essere soldati.
    Solamente che adesso mancava un re. I cittadini a cui fu chiesto da Ishramit dissero di non essere in grado di gestire tante vite e tante battaglie, perciò rifiutarono, e che i ragazzi gli sembravano abbastanza portati per quel lavoro.
    Gli unici due disponibili, in quanto maggiorenni, erano Sertum e Boromir.
    Proposero un duello. Chi dei due avrebbe vinto sarebbe stato il re, l’altro il successore, in caso di morte, e comunque sarebbe stato il suo primo consigliere.
    Ma Boromir disse che non gli andava di combattere. Non dopo quel che era successo fino ad ora, e anche Sertum era d’accordo.
    - A me sinceramente non interessa - continuò Boromir.
    - Invece secondo me sarebbe giusto che ci fossero due re. - disse Angel.- Due teste sono meglio di una, no?
    I due ragazzi si guardarono, e non gli sembrava affatto una brutta idea.
    L’incoronazione avvenne subito dopo, e nominarono subito Ishramit e Massimo come strateghi, come cavaliere Freheit e a capo della fazione degli arcieri elessero Angel.

    ***
    Diarchia di Xiphos.
    Questa è la sua nascita.
    ***



    [size=12](gli altri son plagi, votate me<--pubblicità occultaxDD)

    Ammetto che è un po' lunghino come racconto. Non so. Se è troppo lungo ditemelo, taglio un po' di scene.


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    Hurry I'm fallin', I'm fallin'

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    Re: Story Contest: Racconti.

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      La data/ora di oggi è Gio Apr 19, 2018 4:38 pm